OHSAS 18001, ISO 45001 e l’efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

Con la pubblicazione della norma UNI ISO 45001 può emergere il dubbio circa la continuità del carattere di esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche che, ai sensi del comma 5 dell’art. 30/81/08, caratterizza i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente […] al British Standard OHSAS 18001:2007.
Il dubbio, peraltro legittimo, si riferisce al carattere di vincolatività della norma tecnica nominativamente richiamata da quella cogente.

La riflessione che ne deriva è quella di attendersi un aggiornamento del comma 5 dell’art. 30/81/08 con l’esplicito riferimento alla ISO 45001:2018 o, più genericamente, ai sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro senza riferimenti alla norma ed al suo livello di revisione.
In caso contrario, le conseguenze si potrebbero tradurre nella possibile perdita del carattere di esimente o nel mantenimento del modello OHSAS 18001 ai soli fini 231 (2001) e l’implementazione del SGSL, secondo la norma ISO 45001, per il conseguimento o mantenimento della certificazione.

Nel sottolineare, doverosamente, che l’efficacia esimente non si riferisce ad un sistema di gestione certificato bensì all’adozione di un idoneo modello di organizzazione e gestione efficacemente attuato conformemente alle linee guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, è parere di chi scrive che il subentro della UNI ISO 45001 alla OHSAS 18001 nulla cambia né richiede particolari o espliciti aggiornamenti normativi.

La ragione è evincibile dal combinato disposto ex artt. 2087 cc e 15, c. 1 lett. t) del D. Lgs. 81/08.

  • L’art. 2087 cc, recita: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro [Cost. 37, 41]”  ponendosi quale norma di chiusura e fornendo gli strumenti per evitare antinomie e vuoti normativi.
    In quanto tale, in materia di sicurezza sul lavoro, si assume che laddove faccia difetto una specifica misura preventiva il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare comunque le misure generiche di prudenza, diligenza ed osservanza delle norme tecniche.
  • L’art. 15, allo stesso modo, al c. 1 lett. t), annovera, fra le misure generali di tutela: “la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi“, così come sono generalmente intese le norme tecniche di sistema.
  • La giurisprudenza, infine, si è espressa in più occasioni orientandosi negli stessi termini e sentenziando circa il dovere generale di tutela derivante dalla Costituzione e dall’art. 2087 del codice civile.

Per i suddetti motivi, quindi, il riferimento alla OHSAS 18001, tutt’ora inserito al comma 5 dell’art. 30/81/08, é da intendersi esteso alla nuova norma ISO 45001 quale linea guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro a cui riferirsi per l’implementazione di un modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.

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Marcello Colaianni
Compliance & Mgmt Systems Consultant/Auditor
Certified DPO e DP Auditor UNI11697
Qualified ISO 37001 Auditor

ISO 27001 e ISO 27701? Non Conformi per la certificazione secondo il GDPR.

Persistere nell’affermazione per cui una certificazione ISO 27001 o ISO 27701 sia idonea per dimostrare la conformità al presente regolamento dei trattamenti effettuati dai titolari del trattamento e dai responsabili del trattamento è assolutamente pericoloso e non corrispondente alla realtà.

E per chi non è un addetto ai lavori, in  particolare, è utile conoscerne le ragioni:

  • Le norme della famiglia ISO 27000 fanno riferimento alla sicurezza delle informazioni mentre
    a) il regolamento Ue fa riferimento alla protezione dei dati personali e
    b) i dati personali e le informazioni non sono sinonimi; i dati ne fanno parte ma sono altro.
    E quand’anche si trattasse di sicurezza delle informazioni sulla privacy, è il caso di ricordare che i concetti di “privacy” e di “dati personali” sono del tutto differenti fra loro. Ecco l’occasione giusta per discernere.
    Ergo ->  sicurezza delle informazioni versus protezione dei dati personali
  • Le suddette norme sono fondate sulla UNI CEI EN ISO/IEC 17021, Requisiti per gli organismi che forniscono audit e certificazione di sistemi di gestione, mentre
    – ) l’art. 43, paragrafo 1, lett. b) del Reg. UE 679/2016 recita: Gli Stati membri garantiscono che tali organismi di certificazione (OdC) siano accreditati (…) conformemente alla norma EN ISO/IEC 17065/2012 (…).
    Questo significa che un’impresa, o qualsiasi altra organizzazione, se vuole veramente dimostrare che i suoi trattamenti sono conformi al GDPR, deve assicurarsi di:
    a) fare riferimento ad una norma di certificazione di Prodotti, processi e servizi e non di Sistemi di gestione, fondata quindi sulla ISO 17065;
    b) rivolgersi ad Organismi di certificazione accreditati Accredia secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065 e non UNI CEI EN ISO/IEC 17021.
    Ergo: UNI CEI EN ISO/IEC 17021 versus UNI CEI EN ISO/IEC 17065
  • Le suddette norme hanno, come obiettivo, la tutela dell’organizzazione nella gestione delle informazioni, e fra queste, dei dati mentre
    – ) il regolamento ha come obiettivo, la tutela dei diritti e delle libertà delle persone fisiche, ovvero degli interessati, nel trattamento dei loro dati personali.
    Ergo: tutela dell’organizzazione versus tutela degli interessati
  • È impensabile assimilare la certificazione di sistemi in conformità alla ISO 27001, e per estensione alla ISO 27701, ai meccanismi di certificazione ex art. 42 del GDPR
    – ) per il semplice motivo per cui Gli Stati membri, le autorità di controllo, il comitato e la Commissione incoraggiano, in particolare a livello di Unione, l’istituzione di meccanismi di certificazione della protezione dei dati.
    Meccanismi di certificazione, al plurale, lasciando volontariamente la possibilità di certificare molteplici schemi di riferimento del tutto aderenti, però, al dettato ex art. 43 riguardo, in particolare, alle caratteristiche dello standard ed al soddisfacimento dei requisiti da parte degli OdC.
    Ergo: ISO 27701 versus differenti meccanismi di certificazione
  • Leggo, da più parti, che non c’è alternativa al ricorso alla norma ISO 27701 per dimostrare la conformità del sistema di gestione di un’organizzazione ai requisiti del GDPR e che l’ultima parola spetti all’European Data Protection Board che potrà dichiarare valida o meno la certificazione secondo l’estensione ISO/IEC 27701:2019 in quanto questa è l’unica strada da percorrere per mantenere uno dei principi cardine sui cui si basa il GDPR. E invece:
    a) sono molto perplesso sul fatto che l’EDPB si esprima nei suddetti termini se non confermando quanto già stabilito nel regolamento. Inoltre
    b) l’ipotetica, e quanto mai improbabile, adozione della ISO 27701 come norma di riferimento, o accettata, per la certificazione conformemente al GDPR presenterebbe grossi problemi in termini di sigilli e marchi di protezione dei dati in quanto non contemplati dalla ISO 17021 ma dalla ISO 17065
    c) sono a conoscenza di uno schema internazionale per la valutazione della conformità al Regolamento europeo 2016/679 che ha superato tutte le fasi di verifica da parte della Commissione europea: è l’ISDP 10003:2008 disponibile gratuitamente in lingua italiana, inglese e tedesca.
    Ergo: ISO 27701 versus ISDP 10003

Per ulteriori delucidazioni:
https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6612949169403424768/

E non solo.
Apro una parentesi per dire che so di leggende metropolitane secondo cui è possibile anche la certificazione secondo le prassi 43.1 e 43.2 dell’UNI.
Anche in questo caso, un’eventuale certificazione sarebbe out of scope e impugnabile da chicchessia.

Marcello Colaianni
Qualified ISO 27001 Auditor
Certified DP ISDP 10003 Auditor
Certified DPO e DP Auditor UNI 11697
Compliance & Mgmt Systems Consultant/Auditor

L’istituto della Certificazione in Svizzera alla luce del GDPR e della Legge federale sulla protezione dei dati (LPD).

La Svizzera non è Stato membro dell’Unione Europea cionondimeno l’osservanza del Regolamento UE 679/2016 (GDPR) trova applicazione anche qui, sia pur in determinate circostanze. In particolare nelle ipotesi in cui le attività di trattamento:

  1. siano riconducibili alla filiale dell’impresa svizzera che si trovi all’interno dell’Unione europea;
  2. riguardino l’offerta di beni o la prestazione di servizi agli interessati che si trovino nell’Unione, indipendentemente dall’obbligatorietà di un pagamento dell’interessato;
  3. riguardino il monitoraggio del comportamento degli interessati nella misura in cui tale comportamento ha luogo all’interno dell’Unione;
  4. siano riconducibili all’impresa svizzera che assume il ruolo di Responsabile del trattamento, per un’impresa europea, nello svolgimento delle attività di cui al punto “2.”

Per quanto in  premessa, in sede di applicazione del GDPR, le imprese svizzere possono essere interessate alla certificazione per la protezione dei dati personali con riferimento alle proprie attività di trattamento.
Certificazione già contemplata dalla Legge federale sulla Protezione dei Dati – LPD (235.1 del 19/6/1992) che, all’art. 11: Procedura di certificazione, dispone:

  1. <<Per migliorare la protezione e la sicurezza dei dati, i fornitori di sistemi e di programmi di trattamento dei dati, nonché le persone private o gli organi federali che trattano dati personali possono sottoporre i loro sistemi, le loro procedure e la loro organizzazione a una valutazione da parte di organismi di certificazione riconosciuti e indipendenti>>.
  2. <<Il Consiglio federale emana disposizioni sul riconoscimento delle procedure di certificazione e sull’introduzione di un marchio di qualità inerente alla protezione dei dati. Esso tiene conto del diritto internazionale e delle norme tecniche riconosciute a livello internazionale>>.

Ma è la lettura del Messaggio – concernente la revisione della legge federale sulla protezione dei dati (LPD) e il decreto federale concernente l’adesione della Svizzera al Protocollo aggiuntivo dell’8 novembre 2001 alla Convenzione per la protezione delle persone in relazione all’elaborazione automatica dei dati a carattere personale concernente le autorità di controllo e i flussi internazionali di dati – del 19 febbraio 2003 a fornire utili ed ulteriori specificazioni:

  • 2.10 – Art. 11: Procedura di certificazione
    “(…)
  • Devono essere sviluppate sia procedure di certificazione di processi operativi rilevanti per la protezione di dati o di strutture organizzative (audit in materia di protezione di dati) sia la valutazione di sistemi o programmi informatici – cioè di prodotti – per quanto riguarda l’osservanza di standard in materia di protezione di dati.

Dal che emerge che ciò di cui si sta parlando è una certificazione di prodotti, processi e servizi fondata sulla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065: Valutazione della conformità – Requisiti per organismi che certificano prodotti, processi e servizi.

  • La procedura di valutazione deve portare, una volta stabilito che le norme legali e tecniche del ramo sono osservate, al conferimento di un marchio di qualità inerente alla protezione di dati. Questo riconoscimento può essere utilizzato dalle ditte di certificazione per scopi pubblicitari e portato a conoscenza del pubblico. Le autorità e ditte certificate sono escluse dall’obbligo di notifica della loro raccolta di dati di cui all’articolo 11a, se hanno comunicato il risultato della valutazione all’Incaricato della protezione dei dati. Questo alleggerimento ha lo scopo di incentivare.

Il conseguimento della certificazione consente quindi ampia pubblicità circa l’assicurazione sull’idoneità, correttezza ed adeguatezza delle proprie attività di trattamento e disimpegna le ditte certificate dall’obbligo di notifica.

  • Gli organismi che svolgono questa procedura di certificazione devono essere indipendenti, dal punto di vista soprattutto organizzativo ma anche tecnico, dai privati o dalle autorità da valutare. Il riconoscimento di questi organismi dovrà essere regolato dal Consiglio federale nell’ordinanza. È anche immaginabile che gli organismi di certificazione debbano disporre di un accreditamento.
    Inoltre l’Incaricato deve verificare se le procedure di valutazione e il conferimento del marchio di qualità sono compatibili con il diritto vigente. Egli può intervenire mediante gli strumenti previsti dalla LPD (raccomandazione, proposta alla commissione della protezione dei dati).

Ora, pur considerato che in Svizzera è in elaborazione uno standard per procedure uniformi in materia di certificazioni inerenti alla protezione di dati, può essere utile sapere che esiste già, sul mercato, un meccanismo di certificazione conforme al GDPR, accreditato Accredia, e promosso dalla Commissione europea: l’International Scheme for Data Protection ISDP 10003:2018.

Il ricorso ad un siffatto meccanismo di certificazione che, di per sé, fornisce già una molteplicità di assicurazioni e garanzie, può essere strumento chiarificatore dello stato dell’arte in Svizzera e, forse, valido suggerimento per gli obiettivi che la Confederazione elvetica vuole raggiungere.

Qui, infatti, il riferimento alla certificazione si fonda:

  • sull’art. 11 della Legge federale sulla protezione dei dati,
  • sull’Ordinanza  sulle certificazioni in materia di protezione dei dati (OCPD) che, aggiornato al 1° novembre 2016, richiama le norme UNI EN ISO 9001: Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti e UNI CEI ISO/IEC 27001: Tecnologie informatiche – Tecniche per la sicurezza – Sistemi di gestione per la sicurezza delle informazioni – Requisiti ed altre ordinanze.

Inoltre, nel documento riepilogativo circa lo stato della certificazione di prodotti e servizi si legge: “Dalla discussione è emerso che per il mercato svizzero una certificazione di prodotti informatici (hardware, software o sistemi per l’elaborazione automatizzata dei dati) è improponibile per ragioni giuridiche, tecniche e finanziarie. Diversi partecipanti al gruppo di lavoro hanno però chiesto di introdurre una certificazione dei servizi”.

L’art. 5 della suddetta ordinanza (RS 235.13), tuttavia, fa riferimento alla Certificazione dei prodotti e più precisamente alla certificazione dei prodotti destinati in prevalenza al trattamento di dati personali o generanti, al momento del loro impiego, dati personali, in particolare relativi all’utente rilevando l’effettiva mancanza circa la normazione di una certificazione dei servizi.

Orbene, un piccolo richiamo alle norme ISO torna utile.
Nell’alveo delle norme ISO di Valutazione della conformità si riconoscono:

  • la norma ISO 17020:2012: Requisiti per il funzionamento di vari tipi di organismi che eseguono ispezioni;
  • la norma ISO 17021:2012: Requisiti per gli organismi che forniscono audit e certificazione di sistemi di gestione;
  • la norma ISO 17024:2012: Requisiti generali per organismi che eseguono la certificazione delle persone;
  • la norma ISO 17025:2018: Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura e
  • la norma ISO 17065:2012: Requisiti per organismi che certificano prodotti, processi e servizi.

È proprio quest’ultima, la ISO 17065, a fare al nostro caso.

La norma in discorso, infatti, non è quella fondante su cui si basano gli organismi per la certificazione di un sistema di gestione aziendale ma è quella di accreditamento degli organismi che certificano processi, prodotti e servizi.
É quella richiamata nel GDPR, il regolamento 679/2016, a cui le imprese svizzere devono adeguarsi in presenza delle considerazioni in premessa; è la norma:

  • per la certificazione dei prodotti di cui all’art. 5 dell’ordinanza di RS 235.13,
  • per la certificazione di processi operativi rilevanti per la protezione di dati (v- § 2.10 – Art. 11: Procedura di certificazione Messaggio del 19/2/2003 di revisione della LPD).

In conclusione:
fatto salvo il rispetto delle leggi della Confederazione elvetica, cantonali nonché, in presenza di presupposti, del Regolamento UE 679/2016:

  • la certificazione di prodotti, processi e servizi, di cui alla normativa richiamata, viene soddisfatta se effettuata da un organismo di certificazione accreditato in conformità alla ISO 17065. A questi presupposti è sicuramente allineato lo schema ISDP 10003 di Inveo Srl.
  • la certificazione di sistemi, procedure e dell’organizzazione dei fornitori e delle persone private, di cui all’art. 11 della LPD, se non soddisfatta come sopra, deve necessariamente avvenire in conformità a una o più norme fondate sulla ISO 17021 ovvero sulla norma di accreditamento degli organismi che forniscono certificazioni di sistemi di gestione.

In questo caso, però,  è utile che le direttive emanate dall’incaricato – sui requisiti minimi che un sistema di gestione della protezione dei dati deve adempiere – non si limitino a richiamare la ISO 9001 e la ISO 27001 estendendosi, per esempio, alla linea guida BS 10012:2017: Data protection – Specification for a personal information management system e alla ISO 27552 dal titolo “Security techniques – Extension to ISO/IEC 27001 and ISO/IEC 27002 for privacy information management –  Requirements and guidelines” che, pur rientrando fra le norme della famiglia ISO 27000 riguardanti la sicurezza delle informazioni sembra estendere il proprio campo di applicazione agli aspetti inerenti la gestione dei dati personali.

Marcello Colaianni
Certified DPO e DP Auditor UNI 11697

Certified DP Auditor ISDP 10003:2018 Scheme
Compliance & Management Systems Consultant