Titolare del trattamento, Titolare autonomo e Titolare indipendente. Chi più ne ha più ne metta.

Da quando è entrato in vigore il Regolamento UE 679/2016, il ricorso alla figura del Titolare autonomo è pressoché quotidiano per individuare le relazioni, e l’attribuzione delle relative responsabilità, di Tizio nei confronti di Caio.

Ho ripetutamente letto gli artt. 4, 9 e 10 del GDPR ed altre norme attinenti la protezione dei dati personali ma, ahimè, mi devo proprio arrendere; la definizione di questo fantomatico Titolare autonomo non riesco proprio a trovarla.

Mi chiedo, allora, come si possa attribuire a chicchessia un’etichetta, un’identità con l’aggravante di un carico di oneri, incombenze e responsabilità non meglio definite in assenza di una definizione chiara ed inequivocabile a cui fare riferimento.

La figura del Titolare autonomo viene messa in relazione con quella del Titolare del trattamento. Questi sì che è chiaramente identificato, all’art. 4, § 1, punto 7), come la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali. Così come sono chiaramente definite altre figure contemplate dal GDPR come quella del Rappresentante del Titolare (o del Responsabile), del Contitolare, del Responsabile del trattamento e del Responsabile della protezione dei dati e ancora dei Terzi, dei Destinatari e delle Persone autorizzate. Come si può constatare, non vi è traccia del Titolare autonomo.

La suddetta relazione, di per se stessa, già riconosce l’esistenza di rapporti fra 2 soggetti, il Titolare ed il Titolare autonomo (?), per i quali il secondo effettua, nei confronti del primo, uno o più trattamenti di dati personali. E se c’è questa relazione, come si può parlare di Titolare autonomo?

Facciamo un passo indietro. Chiunque, fatte le debite eccezioni, nello svolgimento della propria attività professionale, in presenza di trattamenti di dati personali di persone fisiche è, per definizione, Titolare del trattamento. Poi succede che fra i due soggetti nasce una relazione che, rivelandosi particolarmente significativa dal punto di vista del trattamento dei dati personali, pone in essere la necessità di una specifica nominalizzazione ed attribuzione di responsabilità in capo ai due soggetti.

Vi si riconoscono, quindi, i rapporti fra:

  • Titolare e Rappresentante che viene designato laddove il titolare del trattamento non è stabilito nell’Unione;
  • Titolare e Contitolare qualora, insieme, determinano congiuntamente le finalità e i mezzi del trattamento;
  • Titolare e Responsabile del trattamento a cui, il primo, ricorre per un trattamento che deve essere effettuato per suo conto;
  • Titolare e Responsabile della protezione dei dati in presenza dei presupposti per la sua designazione obbligatoria;
  • Titolare e Terzi con riferimento ai soggetti nominativamente richiamati;
  • Titolare e Destinatari ai quali si comunicano i dati personali e, infine,
  • Titolare e Persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto la propria autorità.

Non vi è relazione, fra soggetti, che non sia specificatamente definita. Non si può parlare, quindi, di Titolare autonomo perché autonomo non è colui che si rapporta con il Titolare, in presenza di una relazione. La relazione va riconosciuta e definita fra quelle sopra elencate in modo da dare certezza al principio di accountability con individuazione delle rispettive responsabilità.

Parlare di Titolare autonomo significherebbe, fra l’altro, disconoscere l’esistenza di una relazione.

Ho inteso, fra le righe, che non tutti i fornitori hanno motivo di essere identificati. Certo, coloro con i quali io, come Titolare ex art. 4, § 1 punto 7), ho rapporti significativi in termini di trattamento dei dati personali devo necessariamente identificarli come Contitolari o Responsabili del trattamento; non come Titolari autonomi. Perché autonomi rispetto a me Titolare se sussiste una relazione significativa?

Esemplificando. La società XY Spa é Titolare del trattamento. Questa, ai fini privacy, ha relazioni, ovvero rapporti significativi, con il Medico competente, l’Organismo di Vigilanza, il Collegio sindacale, i Revisori legali, ecc.
Non mi soffermo, in  questa sede, per stabilire o esprimere un parere sull’etichetta, sulla figura da attribuire a questo o quel soggetto che si rapporta con il Titolare, la società XY Spa. Resto nella semplice convinzione che questi soggetti non possono essere Titolari autonomi rispetto a XY Spa in presenza di una relazione … e nemmeno Titolari.

La loro esistenza, infatti, è strettamente collegata alla relazione imposta dalle differenti disposizioni di legge nei confronti del Titolare XY Spa.
Il medico competente, il Collegio sindacale, l’Organismo di Vigilanza, e così via, ci sono esclusivamente in funzione della relazione con il Titolare; non hanno una propria ed indipendente identità.

In presenza di siffatto legame faccio molta fatica a riconoscere una qualsiasi autonoma titolarità.

Inoltre, il § “10.” dell’art. 28/679/2016, recita: <<Fatti salvi gli articoli 82, 83 e 84, se un responsabile del trattamento viola il presente regolamento, determinando le finalità e i mezzi del trattamento, è considerato un titolare del trattamento in questione>>.

Il disposto normativo in discorso, pone in essere 2 possibili situazioni. La prima è quella per cui:

  1. assumo, come premessa, il fatto che già mi rivolgo ad un responsabile in quanto a lui ricorro per un trattamento, per mio conto, di dati personali. Dati:
    – di cui io, come Titolare, determino le finalità ed i mezzi di trattamento,
    – per il cui trattamento il Responsabile è tenuto all’osservanza dei requisiti ex art. 28;
  2. se il Responsabile viola il presente regolamento assumendo, a dispetto delle mie istruzioni documentate, una posizione di autodeterminazione delle finalità e dei mezzi di trattamento, allora, per il trattamento in questione, cioè per il trattamento per il quale l’ho designato, assume le responsabilità di Titolare alla stessa stregua per cui il Responsabile è Titolare dei propri trattamenti.

La seconda ipotesi è quella per cui il responsabile (fornitore) che si sottrae alla sottoscrizione della nomina da parte del Titolare (cliente) diventa, a sua volta, Titolare [ex art. 4, § 1 punto 7)] per il trattamento dei dati effettuato per conto del cliente.
Così è, per esempio, per i professionisti iscritti a Ordini e Collegi o per i consulenti informatici che, pur trattando a vario titolo i dati personali riconducibili al Titolare, si considerano dei Titolari autonomi (???).

Ne consegue, per quanto sopra, che anche qui siamo ben lontani dal poter parlare di Titolare autonomo.

Ah, un’altra cosa. Si badi bene che quando parlo di determinazione di finalità e mezzi di trattamento il contesto è quello della protezione dei dati personali senza riferimento alcuno alla libertà organizzativa del proprio lavoro da parte del professionista.

Marcello Colaianni
Certified DPO e DP Auditor UNI 11697

Certified DP Auditor ISDP 10003:2018 Scheme
Compliance & Management Systems Consultant/Auditor

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Il Safety Coach quale evoluzione dell’R.S.P.P. e del Safety Consultant

L’R.S.P.P. ed il Consulente per la Sicurezza sul lavoro (S&SL) hanno compiti ben definiti dalla legislazione speciale e dagli accordi con l’Organizzazione beneficiaria dei loro servizi.

È maturato il tempo perché le suddette figure assumano un ruolo più relazionale ed empatico con i molteplici interlocutori. Non solo professionisti attenti all’applicazione dei requisiti cogenti, bensì fautori di un processo volto alla vera ed autentica condivisione ai temi della Sicurezza sul lavoro.

Cosa significa, di preciso, Safety Coach?
Il Coach è colui che porta il suo cliente, l’utente finale, a far emergere le proprie risorse interne allo scopo di migliorare la situazione attuale e raggiungere quella desiderata;
Safety identifica l’ambito nel quale il coach si muove nello sviluppo e licitazione delle suddette risorse.

Il Safety Coach ha quindi il compito di trascendere ed andare oltre alla pedissequa osservanza degli obblighi di legge instaurando relazioni intense con i diversi attori della sicurezza sul lavoro nell’interesse di tutto il Sistema di Prevenzione e Protezione e dell’intera Organizzazione.

L’approccio alla S&SL, così facendo, si evolve con l’adozione di comportamenti virtuosi da parte di tutte le figure aziendali che, sensibilizzate e sensibili  alla tematica in discorso, si attivano responsabilmente come membri della stessa squadra, in virtù del proprio ruolo ed all’insegna del mutuo soccorso, muovendosi all’unisono nella realizzazione di un progetto comune:  la trasformazione dell’osservanza degli obblighi di legge in materia di sicurezza sul lavoro in strumento ed opportunità di valorizzazione delle risorse umane.

Quali sono le leve su cui intervenire per cogliere e recuperare qualità già innate o acquisibili dell’individuo? La consapevolezza e la responsabilizzazione.
La consapevolezza viene raggiunta attraverso un’attività formativa partecipativa  che consente di metabolizzare tutte le informazioni necessarie per poi realizzare un piano di azioni mirato e condiviso.
La responsabilizzazione è l’assunzione consapevole e condivisa di chi ha capito l’importanza del proprio sé e del proprio fare … e non la responsabilità attribuita normativamente ai diversi soggetti  sanzionati in ipotesi di mancato adempimento dei requisiti cogenti.

Qui il Safety Coach, che conosce l’organizzazione, gestisce relazioni interpersonali enfatizzando il valore e l’identità di ciascuno in un contesto nel quale nessuno è un numero e tutti sono necessari.

È utile cogliere i bisogni che ciascun individuo, come essere umano, ha in quanto tale e valorizzare quelli che maggiormente lo motivano per il raggiungimento dei risultati; non tutti i bisogni, infatti, hanno lo stesso peso e lo stesso valore da parte delle persone.

Condividiamoli insieme avvalendoci della “Piramide di Maslow”. Assumono rilevanza quelli riguardanti la necessità di sicurezza (fisica, di occupazione, di salute), di appartenenza ad un gruppo e di stima, di autostima e rispetto reciproco fino all’autorealizzazione.
Si capisce allora come l’essere riconosciuti, nel luogo di lavoro, come unici ed irripetibili e non uno dei tanti abbia una dirompente influenza sulla motivazione individuale. Il riconoscimento della propria identità, dell’unicità della persona è senza uguali.

Un altro bisogno è accettare, o cercare, nuove sfide che rompano la monotonia del solito tram tram. Nuove sfide che motivano le persone ad allargare la propria mappa, a diversificare esperienze e competenze, a confrontarsi e crescere con il piacere di dare ed offrirsi all’insegna della reciproca crescita umana e professionale.
Si arriva infine ad un bisogno, al supremo dei cosiddetti “livelli logici”, che è quello spirituale, inteso come esigenza di condividere il proprio valore con la comunità.

Ecco!

Questo è ciò che mi sento di dire.
Questo è il mio ruolo di Safety Coach e Mentore (v. anche pubblicazione: “Consulenza per la sicurezza sul lavoro, Safety Coaching e Mentoring: il trinomio vincente per l’impresa lungimirante).
Questo è quello che ti posso dare rivolgendoti a me.

Marcello arancione

Intimità e rapporto di coppia

Nell’ambito della mia attività di Life Coach ci sono clienti che mi manifestano il proprio disagio nella relazione intima con il partner:
“Cosa vuol dire, nel rapporto di coppia, raggiungere il piacere fisico?”
“Chi dei due deve prendere l’iniziativa e qual è il momento gusto?”
“Cosa posso fare e fin dove posso osare?”
“Come dirgli/dirle cosa mi piace di più nel fare l’amore?”
“Non mi ha mai visto così e non vorrei allora che pensasse …”

Sono situazioni che emergono durante le sessioni di coaching che conduco e mi portano a coinvolgere uno o entrambi i partner, contemporaneamente.
Si sa, il raggiungimento dell’obiettivo è l’orgasmo, l’amplesso e questo non per l’uno o per l’altra bensì per la coppia.
Fare sesso, in particolare quando ci si desidera con amore, richiede molte attenzioni reciproche; donna e uomo hanno unicità proprie anche nella gestione del piacere ed è UTILE, per la coppia, comportarsi di conseguenza imparando a conoscersi sempre più.

La Comunicazione è fondamentale:

  • Liberarsi dai pensieri della giornata prepara ed allinea i rispettivi stati d’animo;
  • Sapere cosa piace al partner dovrebbe essere una ovvietà disarmante. Via quindi ai tabù e al troppo pudore che limita fortemente la fantasia della coppia;
  • Prendersi cura del proprio corpo, abbigliarsi opportunamente per preparare l’atmosfera e creare un ambiente consono alle circostanze, sono un ottimo inizio;

e ancora:

  • Dare il giusto spazio ai preliminari é spesso determinante;
  • Coccolarsi in un alternarsi di autoerotismo e piena condivisione affiata i corpi preparandoli alle sensazioni che seguono;
  • Concedere alla relazione sessuale i tempi di cui ha bisogno attribuisce all’atto amoroso un significato che va oltre il raggiungimento del piacere fisico.

Il Rispetto e la Stima reciproci sono basilari anche durante la relazione amorosa … una relazione nella quale l’Intimità, partendo da te, si manifesta in un’esplosione di sensi che coinvolgono vista, udito, gusto, olfatto, cuore e pelle e arriva al tuo partner, lo tocca, gli entra per tornare a te come manifestazione autentica della vostra unione.